Un titolo inequivocabile per il nuovo numero di Limes, in uscita in anteprima nelle edicole e nelle librerie: “Progetto Obama”, interamente dedicato ad un focus sulle elezioni presidenziali negli Usa e sugli sviluppi internazionali che ne deriveranno. E “Progetto Obama” è anche il tema di un ciclo di seminari che la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo organizza in tutta Italia.
Il primo di questi incontri si svolgerà a Latina lunedì 17 novembre presso la Sala Conferenze del Palazzo della Cultura, a partire dalle ore 17. Al convegno, allestito in collaborazione con l’associazione PresenteFuturo interverranno Claudio Moscardelli, vicecapogruppo del Partito Democratico in Regione Lazio, il senatore Raffaele Ranucci, componente della Commissione Politiche Unione Europea, Luca Colombo presidente di PresenteFuturo e Crescenzo Fiore, professore di antropologia culturale, oltre al direttore di Limes Lucio Caracciolo.
«Barack Obama – spiega Caracciolo - è il presidente del mondo. Non nel senso, pessimo e impossibile, dell'imperatore di noi tutti. Ma in quello, realistico e positivo, dell'uomo che la stragrande maggioranza dell'umanità avrebbe voluto alla guida del più importante paese del mondo. Nelle elezioni planetarie virtuali via Internet, Obama è stato plebiscitato dappertutto: dalla Francia (94,5%) alla Cina (88%), dalla Germania (92,5%) all'India (97%), dalla Russia (88%) all'Iran (80%), per finire con il trionfo in Italia (92%). Miliardi di persone hanno soffiato nelle vele della barca di Obama. Gli americani lo sapevano, anzi lo sentivano».
Un vento in poppa che ha condizionato le scelte dei cittadini statunitensi.
«Se Obama ha vinto – prosegue Caracciolo - è anche perché gli americani hanno ascoltato le voci del mondo. Non per corrività o per vocazione internazionalista. Per sano spirito di conservazione. Per egoismo. Perché hanno capito che la sicurezza degli Stati Uniti è protetta dalla simpatia o almeno dal rispetto altrui meglio che da qualsiasi barriera. Quanto più Bush erigeva muri fisici e virtuali a protezione del territorio nazionale, mentre scatenava le campagne d'Afghanistan e d'Iraq senza fissarne limiti e traguardi, tanto più molti americani si sentivano paradossalmente meno protetti».
Una percezione negativa che ha avuto conseguenze anche nell’economia.
«L’ ultimo crollo – sottolinea il direttore di Limes -, quello del Muro di Manhattan, non è stato che il riflesso finanziario della crisi di credibilità degli Stati Uniti. Senza fiducia non c'è finanza che tenga. E prima o poi il morbo traligna nell'economia, mina l'ordine sociale, ferisce lo smisurato orgoglio nazionale di un paese che venera come una Chiesa la patria e i suoi simboli».
Ma il nuovo scenario di cui si parlerà nel corso del seminario non è solo politico.
«L´elezione di Barack Obama apre un nuovo scenario: dal dominio dei "Wasp" (White Anglo-Saxon Protestant) all´epoca post-etnica. Se quasi tutti i neri lo sentono come il “loro” presidente, una buona quota di bianchi giunge alla stessa conclusione, partendo da altre premesse. Obama è nero per i neri, post-etnico per i bianchi».
«Lo spessore dei relatori e l’importanza dei temi che saranno trattati – sottolineano Claudio Moscardelli e Luca Colombo – sottolineano la caratura del convegno, che vuole fotografare un evento destinato a segnare la Storia ed a produrre conseguenze non solo negli Usa ma anche in tutto il resto del Mondo».
«Barack Obama – spiega Caracciolo - è il presidente del mondo. Non nel senso, pessimo e impossibile, dell'imperatore di noi tutti. Ma in quello, realistico e positivo, dell'uomo che la stragrande maggioranza dell'umanità avrebbe voluto alla guida del più importante paese del mondo. Nelle elezioni planetarie virtuali via Internet, Obama è stato plebiscitato dappertutto: dalla Francia (94,5%) alla Cina (88%), dalla Germania (92,5%) all'India (97%), dalla Russia (88%) all'Iran (80%), per finire con il trionfo in Italia (92%). Miliardi di persone hanno soffiato nelle vele della barca di Obama. Gli americani lo sapevano, anzi lo sentivano».
Un vento in poppa che ha condizionato le scelte dei cittadini statunitensi.
«Se Obama ha vinto – prosegue Caracciolo - è anche perché gli americani hanno ascoltato le voci del mondo. Non per corrività o per vocazione internazionalista. Per sano spirito di conservazione. Per egoismo. Perché hanno capito che la sicurezza degli Stati Uniti è protetta dalla simpatia o almeno dal rispetto altrui meglio che da qualsiasi barriera. Quanto più Bush erigeva muri fisici e virtuali a protezione del territorio nazionale, mentre scatenava le campagne d'Afghanistan e d'Iraq senza fissarne limiti e traguardi, tanto più molti americani si sentivano paradossalmente meno protetti».
Una percezione negativa che ha avuto conseguenze anche nell’economia.
«L’ ultimo crollo – sottolinea il direttore di Limes -, quello del Muro di Manhattan, non è stato che il riflesso finanziario della crisi di credibilità degli Stati Uniti. Senza fiducia non c'è finanza che tenga. E prima o poi il morbo traligna nell'economia, mina l'ordine sociale, ferisce lo smisurato orgoglio nazionale di un paese che venera come una Chiesa la patria e i suoi simboli».
Ma il nuovo scenario di cui si parlerà nel corso del seminario non è solo politico.
«L´elezione di Barack Obama apre un nuovo scenario: dal dominio dei "Wasp" (White Anglo-Saxon Protestant) all´epoca post-etnica. Se quasi tutti i neri lo sentono come il “loro” presidente, una buona quota di bianchi giunge alla stessa conclusione, partendo da altre premesse. Obama è nero per i neri, post-etnico per i bianchi».
«Lo spessore dei relatori e l’importanza dei temi che saranno trattati – sottolineano Claudio Moscardelli e Luca Colombo – sottolineano la caratura del convegno, che vuole fotografare un evento destinato a segnare la Storia ed a produrre conseguenze non solo negli Usa ma anche in tutto il resto del Mondo».








